Alessio Virgili

le scelte rendono liberi

Milano vince Olimpiadi

Dopo Roma anche la giunta grillina torinese si era tirata indietro ed oggi, tra congratulazioni di alcuni e post cancellati da altri, il M5S e altrettanti NO resta a guardare mentre gli altri due partiti più grandi italiani esultano per un risultato frutto di un ottimo “gioco di squadra”.

Che bello vedere esultare sindaci, assessori e governatori tutti insieme, indipendentemente dal colore politico. Abbiamo bisogno di serenità, meno conflitti. Un Italia unita può andare lontano.

900 milioni di dollari già versati dal CIO al Comitato Olimpico italiano per i primi investimenti. Nessun nuovo impianto ad eccezione di quello della cerimonia di apertura che verrà costruito a Rogoredo, che promette di diventare un nuovo polo finanziario importante di Milano.

Da Milano, passando per Cortina sink all’Arena di Verona dove si terrà la cerimonia di chiusura. Investimenti, edilizia, posti di lavoro, circa 90 milioni l’aumento annuo di PIL stimato e una promozione turistica a livello mondiale inestimabile. Ma il valore aggiunto più importante che Milano e Cortina hanno acquisito da questa vittoria è la positività e la grinta fi fare, una visione a lungo termine, un obiettivo, tante opportunità di crescita. Un futuro. Quello di cui sono stati privati i romani a cui è stato detto: “Roma non può investire sul proprio futuro. Nemmeno con questa nuova amministrazione fatta di onesti”.

Gli affari mi hanno privato della creatività

Dopo il suo primo “fallimento” #WaltDisney tentando di analizzare i motivi del mancato successo: “Adoro l’animazione, ma ho passato così tanto tempo a badare agli affari che questo mi ha privato di parte della creatività.”

Molti imprenditori spesso sacrificano parte della loro creatività ed entusiasmo, linfa vitale per un impresa, inseguendo gli affari, facendo quadrare i conti, stretti nella morsa della burocrazia.

Intervista durante Conferenza Stampa IGLTA Milano 2020 a Palazzo Marino

Conferenza Mondiale Turismo LGBTQ a New York – Intervento Assessore Turismo Milano Guaineri e Alessio Virgili

ITB Berlino 2018 – Milano vince la candidatura IGLTA 2020

Ora basta ipocrisia.

Arriva ad un certo punto il momento di mettere da parte la diplomazia e dire le cose come stanno.

Al signor Roscioli che da anni a Roma rappresenta una parte del mondo alberghiero, vorrei rispondere a quanto ha asserito oggi al Tg5 che “dare la colpa all’extra alberghiero” è un ipocrisia.

Se l’extra alberghiero a Roma spopola è perché molti alberghi romani, che per anni hanno dormito sugli allori, hanno fatto decadere le strutture e la qualità del servizio. Il turista che, a che se ne possa pensare, non è stupido, sceglie le soluzioni con miglior rapporto qualità-prezzo.

Invece di incolpare sempre qualcun altro (sottolineo che sono contrario all’extra alberghiero selvaggio ma non credo sia “il problema”) perché la classe imprenditoriale turistica romana non si fa un esame di coscienza e propone soluzioni per rilanciare il turismo a Roma?

Perché non stimolano Roma Capitale a fare un #progetto di #promozione#turistica innovativo? Perché alcuni albergatori non iniziano a #ridurre#politiche di #risparmio #scellerate sul personale e di conseguenza sulla qualità dei servizi che offrono?

Ho sentito dire dal nuovo CVB di Roma che stanno puntando sul business? Roma una città business? Perché quando abbiamo cultura, storia, arte e cibo andiamo a cercare di inventarci “la città a vocazione business”? Per carità anche questo è un settore turistico da perseguire, ma non credo che sia la priorità per una città come Roma….del resto sono stati sperperati milioni di euro per la #Nuvola di Fucsas per cui ora bisogna fare qualcosa..

Vi prego di non travisare le mie parole. Conosco per fortuna molti albergatori e operatori che sono completamente diversi. Ne la mia critica è rivolta personalmente al sig Roscioli. A lui mi rivolgo affinché si renda protagonista di un cambiamento.

Chiudo il mio sfogo per dire che a Roma servono nuove idee e nuove persone. Meno personalismi. Basta ai soliti noti. I romani grazie al Turismo non dovrebbero nemmeno sapere cosa è la disoccupazione.Fa

Povera Grande Bellezza

Roma è nel degrado più assoluto e non solo dal punto di vista ambientale.

Il turismo ha toccato il fondo: servizi ristorativi di bassa qualità, alberghi fatiscenti, guide turistiche insufficienti di numero e carissime, trasporti inesistenti, servizio taxi inadeguato. Questo ha portato a ridurre gli arrivi e a diminuire la qualità dei turisti spesso con bassa capacità di spesa.

Chi nasce a Roma non dovrebbe avere come problema principale quello di trovare lavoro eppure….

Basterebbe poco anche se porterebbe alla sommossa di alcune lobby:

– Conversione del porto di Roma per accoglienza navi da crociera (lasciando Civitavecchia per le soli navi mercantili)
– corso intensivo di 6 mesi per mettere sul mercato nuove guide turistiche, addetti all’informazione turistica, accompagnatori e “centurioni”. Liberalizzazione essenziale anche a ridurre i costi esorbitanti delle tariffe delle guide
– chiusura del centro storico a qualunque mezzo diverso da mini autobus elettrico, car e scooter sharing “elettrici” e taxi anche per ridurre smog che sporca i monumenti
– silos per autobus turistici e auto (vedi Gianicolo) con navette gratuite per il centro storico
– corso obbligatorio di inglese e sulla qualità dei servizi per autisti
– controlli e sanzioni per ristoranti, hotel, bar, taxi e tutti i servizi pubblici che applicano trattamenti scorretti, non indossano divise pulite, non parlano correttamente inglese
– piano per attrazione di importanti eventi culturali di caratura “internazionale”
– progetto “mecenate” per far restaurare monumenti in cambio di visibilità a grandi imprenditori
– cura verde pubblico in cambio di pubblicità gratuita
– progetto ricostruzione Colosseo (inserimento statue nelle navate esterne..) sul modello progetto ricostruzione colosso di Rodi e il completamento della Sagrada FamigliaPoe

Botta e Risposta sul Turismo LGBT in Italia – Risponde il Presidente AITGL

Alla Cortese Attenzione

Ministro dei Beni e delle

Attività Culturali e del Turismo

Onorevole Dario Francescini

 

P.c.  

Sottosegretario al Turismo

Onorevole Dorina Bianchi

 

P.c.

C.a. del Direttore Vogue Italia

Dott. ssa Isabella Menichini

 

 

 Oggetto: Botta e Risposta sul Turismo LGBT in Italia

 

 

Carissimi,

In qualità di Presidente dell’Associazione Italiana del Turismo Gay e Lesbian (di seguito AITGL), nonché Ambasciatore dell’associazione Internazionale del Turismo Gay e Lesbian (di seguito IGLTA), membro dell’UNWTO, ho sentito il dovere di scrivervi dopo aver letto il botta e risposta avvenuto attraverso le pagine ed il sito di Vogue Italia sul turismo LGBT.

 

Premetto che, mia opinione personale, ho apprezzato molto da cittadino e da imprenditore come questo governo e nello specifico il dicastero da Lei guidato, caro Ministro Franceschini, stia ponendo una notevole attenzione al turismo in Italia.

 

Venendo al tema in oggetto, il Turismo LGBT rappresenta, così come altre tipologie di turismi, da quello religioso a quello sportivo, una delle varie forme in cui il turismo tradizionale si è evoluto negli anni. Oggi non si può parlare più di “turismo” ma bensì di “turismi e turisti”. E’ ben lontano oramai il concetto di turismo organizzato e standardizzato che abbiamo conosciuto nei primi anni settanta con l’avvento del turismo di massa. Oggi il turista è sempre più aggiornato e consapevole delle proprie esigenze ed anche in vacanza ricerca dei servizi sempre più personalizzati e volti a migliorare e rendere unica la propria esperienza di viaggio.

 

Purtroppo, l’Italia, come spesso capita, ha scoperto molto tardi questo importante segmento di mercato. Solo negli ultimi dieci anni si è iniziato a parlare di turismo LGBT mentre, già negli anni ’80, se ne parlava negli Stati Uniti. Basti pensare che la IGLTA venne fondata nel 1983 a Fort Lauderdale ed oggi è presente in oltre 80 Paesi con più di 3.000 tra aziende ed istituzioni turistiche associate.

 

Il Turismo LGBT non è solo una potenzialità economica per l’industria turistica di un paese, ma anche un segnale di civiltà ed accoglienza indiscriminata nei confronti di ogni viaggiatore.

 

Come faceva notare il Sottosegretario, nella ricerca da Noi realizzata e presentata durante la scorsa edizione di BIT, l’Italia è attualmente all’ottavo posto come destinazione scelta dai viaggiatori LGBT preceduta però da Francia, Spagna e Germania. Il dato emblematico che emerge dalla ricerca però è che l’Italia risulta essere al primo posto come meta desiderata dai viaggiatori LGBT per poi scendere nella classifica delle mete effettivamente visitate solo all’ottavo.

 

A mio modesto parere sono due i fattori a determinare questa discrepanza: l’immagine di un Paese conservatore e poco tollerante, l’assenza di un offerta turistica LGBT ben organizzata.

 

Sicuramente l’approvazione della Legge sulle Unioni Civili ha aiutato molto a migliorare l’immagine dell’Italia all’estero nei confronti dei viaggiatori LGBT, ma purtroppo non è ancora abbastanza. Per questo condivido appieno l’invito del Direttore di Vogue rivolto a Lei Ministro e che mi sento di estenderlo anche al Governo e a tutti i livelli di amministrazione pubblica locali che si occupano di turismo ovvero che si inizi a ragionare seriamente sulle potenzialità economiche e sociali, ancora inespresse, che questo, così come altri segmenti di turismo, possono avere. C’è bisogno dell’appoggio istituzionale per comunicare di più quanto sia accogliente l’Italia e gli italiani.

 

Investire nel Turismo LGBT non significa rendere l’Italia una destinazione esclusivamente gay. Non mi sembra sia questo il risultato ottenuto da paesi come Spagna, Germania, Grecia, Israele o altri.

 

Investire nel Turismo LGBT significa aiutare il sistema di imprese turistiche italiane e tutto l’indotto ad aumentare il proprio fatturato e a destagionalizzare i flussi turistici. Oggi un turista riesce a raggiungere in poche ore e a costi contenuti destinazioni paradisiache, anche dal punto di vista culturale, per cui l’Italia non può più pensare di poter vivere di rendita grazie a quanto di bello ed unico ha da offrire in termini di paesaggi e monumenti.

 

Un giorno un assessore al turismo della Capitale mi disse che Roma non aveva bisogno di promuoversi dal punto di vista turistico perché aveva il Colosseo che da anni attirava milioni di turisti da tutto il mondo. Non credo affatto che questo oggi sia più sufficiente.

 

Siamo poi in un era caratterizzata dalla sharing economy, che nonostante molti cerchino di combattere, rappresenta sempre più il modo in cui si fruirà in futuro di servizi di ogni genere, anche turistici. Il successo alla base del Travel Sharing ad esempio gira intorno all’esperienza che la fruizione di questi servizi può offrire al turista. Questa è la nuova frontiera con cui si può e si deve, a mio modesto parere, affrontare il turismo oggi.

 

Un paese oggi ha bisogno di creare un offerta turistica ben strutturata fatta anche di modalità di fruizione dei servizi turistici cucite sulle esigenze di ciascun viaggiatore, di un accoglienza indiscriminata e in grado di far sentire ben accolto e a casa propria ogni viaggiatore che sia esso LGBT, mussulmano, ebreo, sportivo, asiatico, celiaco, disabile etc.

 

Se un Paese non è in grado di fare questo rappresenterà per il viaggiatore sempre “la seconda scelta” e mai una meta in cui ritornare.

 

Purtroppo devo constatare, mio malgrado, sia da giovane imprenditore impegnato tra Roma – Milano e San Francisco ed oramai sul mercato da oltre quindi anni sia da rappresentante di un associazione di categoria, che l’Italia ha notevoli potenzialità, anche rispetto al Turismo LGBT, ancora inespresse salvo alcune eccezioni.

 

Turismo LGBT non è soltanto un offerta turistica dedicata al viaggiatore omosessuale, ma anche un progetto di formazione professionale degli addetti ai lavori sulle tematiche del diversity management affinchè una coppia in hotel si possa prendere liberamente per mano.

 

Da ottimista però, amo parlare anche di ciò che funziona. Per fortuna, infatti, ci sono anche molte aziende private ed istituzioni pubbliche che hanno capito l’importanza, non solo economica, ma anche l’impatto socio culturale che il Turismo LGBT può avere sulla società. Molti progetti sono nati e molti stanno per nascere.

 

ENIT, ad esempio, è diventata dallo scorso maggio, Silver Member di IGLTA. A settembre, insieme al Comune di Milano, intraprenderemo un importante azione di comunicazione su un progetto molto importante che la vedrà protagonista del turismo LGBT su scala internazionale.

 

E’ vero l’Italia è bellissima e tutti la sognano, caro Sottosegretario, ma molti sperano anche di “poterla vivere liberamente così come sono” e non dovendosi nascondere per paura di essere discriminati.

 

Nella speranza di un possibile incontro per un confronto costruttivo sull’argomento, RingraziandoVi per la cortese attenzione, porgo Distinti saluti

 

Milano, 10 Luglio 2017

Il Presidente AITGL

Alessio Virgili

Un PD suicida 

Lo scorso 4 dicembre abbiamo assistito ad una netta sconfitta dei sostenitori del Sì al referendum sul cambiamento costituzionale. Data la forte sponsorizzazione del governo e del suo Premier, Matteo Renzi, a favore del Sí si è determinata la sconfitta del governo stesso e di Renzi.

Ma è davvero così?

La personalizzazione dell’esito referendario da parte di Renzi sembrava esser stata, per i sostenitori del No, il peccato originale dell’arroganza del giovane fiorentino.

Eppure credo che il risultato che emerge da queste elezioni, che hanno visto una forte partecipazione dell’elettorato registrando un affluenza di oltre il 60%, non è la netta sconfitta di un Premier ma la forte affermazione della sua idea politica.

Come è noto, soprattutto nelle tornate elettorali referendarie italiane, solitamente l’affluenza è mossa per lo più  da uno spirito abrogativo. Soprattutto nell’era della forte disaffezione politica degli italiani e di una tradizione di referendum per lo più abrogativi sarebbe poco onesto non notare che sono sempre stati in misura maggiore gli elettori preposti a contrastare una legge a scendere alle urne rispetto ai conservatori.

In questa tornata, invece, anche tra i sostenitori del Sì c’è stata una forte partecipazione segno della volontà di cambiamento, stabilità governativa ma soprattutto di tornare a contare sul piano politico.

Bisogna già solo per questo dare merito a Renzi.

L’altro aspetto importante è che mentre da una parte il No, sostenuto da una larghissima e variegata composizione politica (dalla Lega al M5S), ha ottenuto il 60% dall’altra c’è stato un governo ma direi di più, un premier, che si è visto confermare la propria leadership da un 40% dei partecipanti. 

Una base elettorale da cui poter ripartire, secondo la mia umile opinione, con forza soprattutto nel PD in cui la minoranza ha vinto il referendum ma ha determinato il propio peso politico nettamente inferiore rispetto a Renzi.

Nonostante questo la minoranza PD continua nella sua veste suicida chiedendo il rinvio delle elezioni in cambio di un lento logoramento che non gioverebbe a Renzi ma nemmeno alla stessa minoranza. 

Sarebbe un torto per gli italiani, dopo una sconfitta netta, vedere proseguire una stagione di governo la cui fine è stata segnata il 4 dicembre scorso.

Certo è che sarà necessario un governo di scopo per dare al Paese una nuova legge elettorale che garantisca rappresentanza, ma parliamoci chiaro, soprattutto che garantisca stabilità politica.

Deve finire l’anomalia italiana in cui un governo non arriva mai alla sua naturale scadenza.

Io voto sí

Era il 2011. L’Italia si è trovata con un governo tecnico che non ha fatto altro che accelerare i processi di indebolimento della classe media italiana, il senso di impotenza e la mancanza di speranza nella popolazione. Tutto aveva avuto origine nella crisi economica del 2007 negli USA sviluppatasi di riflesso anche in Europa. L’Italia, dopo anni in cui la politica italiana vegetava in una fase di immobilismo istituzionale è arrivata ad una crisi che ha preso il contorno di una guerra fra poveri. La politica è rimasta immobile dinnanzi alla tragedia non cogliendone i contorni e anzi emanando provvedimenti che hanno inasprito la situazione.
Oggi anche se a piccoli passi, il Paese ha finalmente cambiato rotta. Forse in alcune regolamentazioni, più che nei fatti. Ma visto quello che ci lasciamo alle spalle, credo che avere una politica che finalmente torni anche ad occuparsi dell’immagine di sé non sia un fatto trascurabile. Finalmente il Paese ha una politica che, seppur per alcuni mossa da necessità elettorali, è tornata a legiferare e a farlo anche a favore dei cittadini. Dal mio punto di vista di piccolo imprenditore, l’abolizione dell’Irap sul costo del lavoro, gli incentivi all’assunzione, la scomparsa di forme di lavoro precarie (non esiste più il contratto a progetto) ad eccezione dei voucher lavoro che però hanno avuto una maggiore regolamentazione rispetto al passato sono tutti benefit importanti. L’attuale legge sul lavoro, inoltre, non ha reso più facile il licenziamento (l’abolizione dell’art. 18 risale infatti al governo Monti) ma più certe le indennità a favore del lavoratore in caso di licenziamento invece di rimettere il tutto alla discrezionalità e ai tempi della magistratura.
Come imprenditore turistico trovo anche apprezzabile la nomina di importanti direttori internazionali in luoghi d’arte come La Reggia di Caserta o Pompei che finalmente è tornata a vivere senza crolli, ma anzi ha visto l’apertura di nuove Domus. Senza contare le politiche di incentivazione a favore delle aziende turistiche – finalmente non solo alberghiere, ma anche gli operatori turistici i quali pesano sul PIL e hanno anche loro dei diritti.   
Dal punto di vista del digitale, imprescindibile nel mondo odierno, era impensabile fino a poco tempo fa una legislazione a favore delle startup (finalmente un giovane può aprire un impresa online senza passare per il notaio ed usufruire di agevolazioni economiche e legislative per i primi anni di vita della propria impresa). 
Non ho votato Renzi alle primarie e nemmeno PD alle politiche. Non approvo tutti i provvedimenti di questo Governo, né la riforma costituzionale approvata dal “Parlamento”. Ma da tre anni il clima è cambiato. C’è più positività. La macchina si muove. Le ricette possono piacere o meno. Non ho intenzione, da imprenditore, di essere complice di un nuovo stallo politico – finanziario. 
Sono per l’abolizione del CNEL e del bicameralismo perfetto, sono a favore del ritorno della competenza sulla materia turistica allo Stato perché nelle mani delle Regioni ha significato sprechi e affossamento di un settore che potrebbe rappresentare il volano economico per l’Italia; sono per un tetto agli stipendi dei consiglieri regionali. Avrei voluto il presidenzialismo e avrei definito meglio il nuovo Senato ma sono consapevole che la congiuntura che ha reso possibile l’emanazione di questa riforma da parte del Parlamento non si ripresenterà nel prossimo futuro e, al di là del merito, l’Italia perderebbe la credibilità nel mondo che la riterrebbe incapace di cambiare. E siccome, a dispetto dei provincialismi, l’Italia vive e dipende dal mondo, credo che in una fase delicata come questa non possiamo permetterci defezioni sul piano internazionale e finanziario. Per tutto questo ed altro io voto sì.

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