Perchè stó con Fendi. Stó leggendo motivazioni tra le più strampalate, frutto solo delle solite dietrologie provinciali all’italiana e del solito maniacale vittimismo a tutti i costi, tra queste anche l’accusa alla maison di Pinkwashing ovvero l’aver in passato sostenuto campagne a favore della lotta contro l’HIV insieme ad associazioni LGBT solo per ritorni d’immagine (ben venga dico io, purché si faccia) mentre ora querelano il comitato del Roma Pride per aver usato, SENZA PERMESSO, lo sfondo del palazzo della Civiltà dell’Eur a Roma (ora dato in affitto da EUR S.p.A. proprio alla maison). Senza cercare strane motivazioni direi che è stata proprio la mancanza di delicatezza e rispetto delle regole a motivare questo atto da parte di Fendi. 
L’uso oltretutto di questo che vuole essere uno dei simboli cittadini della maison è avvenuto in una campagna promozionale provocatoria e impertinente, che non giudico assolutamente, ma che il cui accostamento comprendo benissimo possa non esser piaciuto ad un marchio di moda come Fendi. 

Come si evince inoltre dalla lettera inviata da Fendi agli organizzatori (pubblicata dagli stessi online), la maison è licenziataria esclusiva dell’immagine del palazzo.

  
Molti si sono appellati al fatto che l’uso sia avvenuto non per una manifestazione commerciale ma per una manifestazione che celebra l’orgoglio LGBT ma a parer mio questo non legittima la qualunque senza oltretutto il rispetto delle regole basilari di civile convivenza, cioè il chiedere “possiamo?” a cui non credo sarebbe seguito un “no”.

Detto questo non sono contento di questa soluzione e spero presto si possa risolvere al meglio, magari includendo Fendi nella celebrazione di questa che deve essere una festa priva di polemiche.