Era il 2011. L’Italia si è trovata con un governo tecnico che non ha fatto altro che accelerare i processi di indebolimento della classe media italiana, il senso di impotenza e la mancanza di speranza nella popolazione. Tutto aveva avuto origine nella crisi economica del 2007 negli USA sviluppatasi di riflesso anche in Europa. L’Italia, dopo anni in cui la politica italiana vegetava in una fase di immobilismo istituzionale è arrivata ad una crisi che ha preso il contorno di una guerra fra poveri. La politica è rimasta immobile dinnanzi alla tragedia non cogliendone i contorni e anzi emanando provvedimenti che hanno inasprito la situazione.
Oggi anche se a piccoli passi, il Paese ha finalmente cambiato rotta. Forse in alcune regolamentazioni, più che nei fatti. Ma visto quello che ci lasciamo alle spalle, credo che avere una politica che finalmente torni anche ad occuparsi dell’immagine di sé non sia un fatto trascurabile. Finalmente il Paese ha una politica che, seppur per alcuni mossa da necessità elettorali, è tornata a legiferare e a farlo anche a favore dei cittadini. Dal mio punto di vista di piccolo imprenditore, l’abolizione dell’Irap sul costo del lavoro, gli incentivi all’assunzione, la scomparsa di forme di lavoro precarie (non esiste più il contratto a progetto) ad eccezione dei voucher lavoro che però hanno avuto una maggiore regolamentazione rispetto al passato sono tutti benefit importanti. L’attuale legge sul lavoro, inoltre, non ha reso più facile il licenziamento (l’abolizione dell’art. 18 risale infatti al governo Monti) ma più certe le indennità a favore del lavoratore in caso di licenziamento invece di rimettere il tutto alla discrezionalità e ai tempi della magistratura.
Come imprenditore turistico trovo anche apprezzabile la nomina di importanti direttori internazionali in luoghi d’arte come La Reggia di Caserta o Pompei che finalmente è tornata a vivere senza crolli, ma anzi ha visto l’apertura di nuove Domus. Senza contare le politiche di incentivazione a favore delle aziende turistiche – finalmente non solo alberghiere, ma anche gli operatori turistici i quali pesano sul PIL e hanno anche loro dei diritti.   
Dal punto di vista del digitale, imprescindibile nel mondo odierno, era impensabile fino a poco tempo fa una legislazione a favore delle startup (finalmente un giovane può aprire un impresa online senza passare per il notaio ed usufruire di agevolazioni economiche e legislative per i primi anni di vita della propria impresa). 
Non ho votato Renzi alle primarie e nemmeno PD alle politiche. Non approvo tutti i provvedimenti di questo Governo, né la riforma costituzionale approvata dal “Parlamento”. Ma da tre anni il clima è cambiato. C’è più positività. La macchina si muove. Le ricette possono piacere o meno. Non ho intenzione, da imprenditore, di essere complice di un nuovo stallo politico – finanziario. 
Sono per l’abolizione del CNEL e del bicameralismo perfetto, sono a favore del ritorno della competenza sulla materia turistica allo Stato perché nelle mani delle Regioni ha significato sprechi e affossamento di un settore che potrebbe rappresentare il volano economico per l’Italia; sono per un tetto agli stipendi dei consiglieri regionali. Avrei voluto il presidenzialismo e avrei definito meglio il nuovo Senato ma sono consapevole che la congiuntura che ha reso possibile l’emanazione di questa riforma da parte del Parlamento non si ripresenterà nel prossimo futuro e, al di là del merito, l’Italia perderebbe la credibilità nel mondo che la riterrebbe incapace di cambiare. E siccome, a dispetto dei provincialismi, l’Italia vive e dipende dal mondo, credo che in una fase delicata come questa non possiamo permetterci defezioni sul piano internazionale e finanziario. Per tutto questo ed altro io voto sì.