Non ritengo ci sia un nesso tra il Ddl Cirinnà e il cosí mal detto “utero in affitto” e penso che le leggi debbano basarsi sulla presunzione di innocenza. Il legislatore non può ogni volta astenersi dal legiferare per paura che qualcuno utilizzi una norma in modo sbagliato.
Nel caso della stepchild adoption si tratta oltretutto di difendere i diritti dei bambini. Bambini che già esistono e vivono nel nostro Paese. Come questi bambini siano nati può essere al centro di altri dibattiti, ma esula dal fatto che è indispensabile dare loro diritti.
Molti dicono che si tratta di pochi bambini e che quindi la vera intenzione è incentivare la pratica dell’utero in affitto. 

Non credo si possa ragionare con la logica della maggioranza quando si tratta di diritti umani, a maggior ragione riferiti a dei bambini. Anche se ci fosse un solo bambino a necessitare di questa legge sarebbe un dovere per la collettività.

Se dovessimo seguire questo ragionamento non ci sarebbero conquiste di diritti per le minoranze come invece è accaduto per le donne o le persone di colore.

In conclusione, in un Paese come il nostro, che negli ultimi anni ha legiferato perchè “ce lo dice l’Europa” spero che anche stavolta ascolti il pronunciamento della Corte di Strasburgo che ci ha avvisato sul problema di discriminazione minorile qualora non venisse approvata anche la stepchild.