Lo scorso 4 dicembre abbiamo assistito ad una netta sconfitta dei sostenitori del Sì al referendum sul cambiamento costituzionale. Data la forte sponsorizzazione del governo e del suo Premier, Matteo Renzi, a favore del Sí si è determinata la sconfitta del governo stesso e di Renzi.

Ma è davvero così?

La personalizzazione dell’esito referendario da parte di Renzi sembrava esser stata, per i sostenitori del No, il peccato originale dell’arroganza del giovane fiorentino.

Eppure credo che il risultato che emerge da queste elezioni, che hanno visto una forte partecipazione dell’elettorato registrando un affluenza di oltre il 60%, non è la netta sconfitta di un Premier ma la forte affermazione della sua idea politica.

Come è noto, soprattutto nelle tornate elettorali referendarie italiane, solitamente l’affluenza è mossa per lo più  da uno spirito abrogativo. Soprattutto nell’era della forte disaffezione politica degli italiani e di una tradizione di referendum per lo più abrogativi sarebbe poco onesto non notare che sono sempre stati in misura maggiore gli elettori preposti a contrastare una legge a scendere alle urne rispetto ai conservatori.

In questa tornata, invece, anche tra i sostenitori del Sì c’è stata una forte partecipazione segno della volontà di cambiamento, stabilità governativa ma soprattutto di tornare a contare sul piano politico.

Bisogna già solo per questo dare merito a Renzi.

L’altro aspetto importante è che mentre da una parte il No, sostenuto da una larghissima e variegata composizione politica (dalla Lega al M5S), ha ottenuto il 60% dall’altra c’è stato un governo ma direi di più, un premier, che si è visto confermare la propria leadership da un 40% dei partecipanti. 

Una base elettorale da cui poter ripartire, secondo la mia umile opinione, con forza soprattutto nel PD in cui la minoranza ha vinto il referendum ma ha determinato il propio peso politico nettamente inferiore rispetto a Renzi.

Nonostante questo la minoranza PD continua nella sua veste suicida chiedendo il rinvio delle elezioni in cambio di un lento logoramento che non gioverebbe a Renzi ma nemmeno alla stessa minoranza. 

Sarebbe un torto per gli italiani, dopo una sconfitta netta, vedere proseguire una stagione di governo la cui fine è stata segnata il 4 dicembre scorso.

Certo è che sarà necessario un governo di scopo per dare al Paese una nuova legge elettorale che garantisca rappresentanza, ma parliamoci chiaro, soprattutto che garantisca stabilità politica.

Deve finire l’anomalia italiana in cui un governo non arriva mai alla sua naturale scadenza.